Regional Headquarters in Arabia Saudita: il programma RHQ e la trasformazione degli equilibri economici del Golfo
Regional Headquarters in Arabia Saudita: il programma RHQ e la trasformazione degli equilibri economici del Golfo
Negli ultimi anni l’Arabia Saudita ha progressivamente ridefinito il proprio ruolo economico nel Golfo, passando da grande mercato di consumo e principale esportatore di idrocarburi a principale economia del GCC e centro regionale per investimenti.
Nell’ambito della Vision 2030, il Regno mira non soltanto ad attrarre capitali esteri, ma anche a concentrare sul proprio territorio le principali funzioni decisionali delle multinazionali operanti nell’area MENA, rafforzando il ruolo di Riyadh come nuovo hub regionale.
Parallelamente, un numero crescente di gruppi multinazionali ha avviato il trasferimento delle proprie funzioni regionali verso Riyadh o ha ottenuto una licenza RHQ, segnalando un cambiamento strutturale nella geografia economica del Golfo che supera la tradizionale centralità di Dubai.
Un ruolo centrale in tale trasformazione è svolto dal Public Investment Fund (PIF), il fondo sovrano saudita, che finanzia numerosi progetti strategici nei settori delle infrastrutture, dell’energia, del turismo, della tecnologia e dell’industria.
Attraverso il PIF, il Regno sta promuovendo la nascita di nuovi poli economici e industriali destinati ad attrarre operatori internazionali e funzioni direzionali regionali.
L’organizzazione di grandi eventi internazionali, tra cui Expo 2030 Riyadh e la FIFA World Cup 2034, contribuirà ulteriormente ad accelerare gli investimenti infrastrutturali e l’internazionalizzazione dell’economia saudita, rafforzando l’attrattività del Regno quale sede delle principali multinazionali operanti nella regione.
La strategia saudita non si limita alla diversificazione economica. Essa rappresenta anche uno strumento di politica industriale e di rafforzamento della leadership regionale, volto ad accrescere il peso economico del Regno nel contesto della crescente competizione tra i principali hub del Golfo.
La svolta è stata sancita dalle Regional Headquarters Tax Rules emanate dalla Zakat, Tax and Customs Authority (ZATCA) nel febbraio 2024 e dalle Guidelines pubblicate nell’aprile dello stesso anno[1].
Il nuovo regime fiscale — considerato tra i regimi più attrattivi per l’insediamento di headquarters regionali — offre un pacchetto di incentivi trentennali che prevede un’aliquota dello 0% sulla Corporate Income Tax e sulla Withholding Tax per le attività qualificate svolte dal RHQ[2], a condizione che siano rispettati i requisiti di sostanza economica e governance stabiliti dalla normativa saudita.
Il regime si applica alle attività qualificate individuate dalla normativa e rappresenta uno degli strumenti attraverso cui il governo saudita intende favorire l’insediamento stabile delle principali funzioni manageriali e di coordinamento regionale nel Paese.
Per molte società multinazionali già operative negli Emirati Arabi Uniti, soprattutto nelle principali free zone, la crescente attrattività del programma RHQ sta portando a valutare modelli operativi che consentano di mantenere le funzioni commerciali e operative negli EAU e, al contempo, localizzare in Arabia Saudita le attività strategiche richieste dal nuovo regime.
Un nuovo quadro normativo per gli headquarters regionali
Il regime RHQ si fonda su un articolato quadro normativo. Tra le principali fonti del regime figurano le RHQ Tax Rules, le Guidelines della ZATCA, il RHQ Investor Manual del Ministry of Investment (MISA) (ultima versione disponibile alla data di giugno 2026), gli Economic Substance Requirements e la normativa saudita in materia di imposte dirette, transfer pricing e stabile organizzazione.
A differenza di molti regimi agevolativi tradizionali, spesso focalizzati esclusivamente su incentivi fiscali, il programma RHQ non si limita a prevedere incentivi fiscali, ma richiede un’effettiva localizzazione delle funzioni decisionali e manageriali all’interno del Regno.
Per ottenere e mantenere la licenza RHQ, secondo quanto previsto dal MISA RHQ Investor Manual, le multinazionali devono avere una presenza minima in almeno due paesi diversi, escludendo l’Arabia Saudita e il paese della sede centrale.
Tale presenza deve essere formalizzata tramite sussidiarie o filiali registrate nei paesi esteri.
I requisiti devono essere soddisfatti sia in fase di ottenimento della licenza sia durante l’intero periodo di applicazione del regime agevolato, essendo soggetti a monitoraggio e verifica da parte delle autorità competenti.
Questo significa disporre di uffici adeguati, personale qualificato residente, riunioni del board nel Regno, costi operativi proporzionati e almeno un senior executive fiscalmente residente in Arabia Saudita.
Tali requisiti sono valutati congiuntamente dalle autorità competenti e non possono essere soddisfatti mediante strutture meramente formali o prive di effettiva capacità decisionale.
Le linee guida ufficiali del Ministero degli Investimenti sull’iniziativa RHQ stabiliscono chiaramente che un RHQ deve operare come centro di supporto e direzione strategica. Il suo scopo non è condurre operazioni commerciali dirette o generare ricavi con terzi.
Le attività generatrici di reddito devono essere svolte da un’entità operativa separata (ad esempio una filiale o una LLC) dotata di licenza commerciale.
Tali requisiti riflettono una tendenza ormai consolidata a livello internazionale, volta a subordinare i benefici fiscali all’esistenza di una sostanza economica effettiva e di una presenza manageriale reale nel Paese che concede l’agevolazione.
In altri termini, il programma RHQ non mira semplicemente ad attrarre entità giuridiche nel Regno, ma a favorire l’insediamento stabile dei centri decisionali regionali e delle relative competenze manageriali, rafforzando il ruolo di Riyadh quale hub manageriale dell’area MENA.
Programmi analoghi sono stati sviluppati, con caratteristiche differenti, anche da altre giurisdizioni che competono per attrarre sedi regionali e funzioni decisionali, tra cui Singapore, Irlanda e alcuni centri finanziari asiatici.
Il modello saudita si distingue tuttavia per il collegamento diretto tra incentivi fiscali, accesso agli investimenti pubblici e requisiti di sostanza economica.
Perché sempre più multinazionali stanno rafforzando la propria presenza a Riyadh
Accesso agli appalti pubblici sauditi
Dal 1° gennaio 2024[3], le entità governative saudite sono tenute ad applicare le regole introdotte dal programma RHQ nell’assegnazione di contratti e appalti pubblici a gruppi multinazionali, salvo le eccezioni previste dalla normativa attuativa[4].
Sebbene siano previste alcune eccezioni, la presenza di un Regional Headquarters nel Regno è diventata un elemento centrale per l’accesso alle opportunità offerte dai principali programmi di investimento pubblico sauditi.
Considerata la dimensione degli investimenti programmati nell’ambito della Vision 2030, il requisito RHQ rappresenta uno dei più importanti strumenti di attrazione delle funzioni direzionali regionali adottati dal governo saudita.
Il sistema prevede comunque deroghe, gestite tramite la piattaforma Etimad, per garantire la continuità dei progetti strategici: contratti di basso valore, offerte tecnicamente uniche o situazioni di emergenza possono essere esentati dal requisito RHQ.
Le deroghe hanno carattere eccezionale e sono finalizzate a evitare che il requisito RHQ possa compromettere l’efficienza degli approvvigionamenti pubblici o la realizzazione di progetti di interesse strategico nazionale.
In questo contesto, molte imprese con una storica presenza negli Emirati Arabi Uniti stanno valutando modelli organizzativi che consentano di preservare i vantaggi operativi offerti da Dubai e, al contempo, soddisfare i requisiti richiesti dal programma RHQ saudita.
La crescita dell’economia saudita e gli investimenti della Vision 2030
Secondo gli ultimi dati disponibili della Banca Mondiale e del Fondo Monetario Internazionale, l’Arabia Saudita rappresenta la maggiore economia del Consiglio di Cooperazione del Golfo (GCC), con una popolazione prossima ai 38 milioni di abitanti e un prodotto interno lordo superiore ai 1.000 miliardi di dollari in termini nominali (circa USD 1 trilione (nominale)).
Il numero delle licenze RHQ rilasciate è aumentato progressivamente nel corso dell’attuazione del programma, confermando il crescente interesse degli investitori internazionali.
Nell’ambito della Vision 2030, il Regno ha annunciato un vasto programma di investimenti pubblici e privati destinato allo sviluppo di infrastrutture, turismo, tecnologia, logistica ed energia, con progetti di rilevanza globale quali Neom, Red Sea Global, Qiddiya e Diriyah.
In questo scenario, la presenza diretta sul mercato saudita assume per molte multinazionali una rilevanza crescente, non solo sotto il profilo commerciale ma anche quale elemento strategico per presidiare i principali programmi di investimento promossi dal Regno.
Il programma RHQ come strumento di politica economica regionale
Il programma RHQ non costituisce esclusivamente una misura di natura fiscale o di attrazione degli investimenti esteri.
Esso si inserisce in una più ampia strategia di politica economica attraverso cui l’Arabia Saudita mira a rafforzare il proprio ruolo quale principale centro decisionale del Golfo, favorendo la localizzazione nel Regno delle funzioni manageriali, finanziarie e di governance dei gruppi multinazionali operanti nella regione.
In tale prospettiva, il programma rappresenta uno degli strumenti mediante i quali la Vision 2030 intende consolidare il posizionamento internazionale del Paese e sostenere l’evoluzione di Riyadh quale hub economico regionale
Il modello “Dual Hub”: l’evoluzione delle strutture regionali nel Golfo
Tale modello organizzativo sta emergendo quale soluzione adottata da numerosi gruppi multinazionali per conciliare le esigenze di accesso al mercato saudita con il mantenimento dell’ecosistema finanziario e operativo sviluppato negli Emirati Arabi Uniti.
L’evoluzione in corso non sembra configurare una sostituzione del ruolo svolto da Dubai, bensì una progressiva specializzazione delle due principali economie del Golfo.
In questo scenario, numerosi gruppi multinazionali stanno adottando modelli organizzativi che distribuiscono le diverse funzioni aziendali tra gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita.
Parallelamente, anche gli Emirati Arabi Uniti hanno avviato negli ultimi anni una serie di riforme fiscali, regolamentari e in materia di investimenti esteri volte a preservare la competitività internazionale del proprio ecosistema economico, confermando che la competizione tra Riyadh e Dubai si sviluppa all’interno di un processo di evoluzione dell’intera regione piuttosto che in termini di mera sostituzione di un hub con un altro.
Il crescente interesse per il programma RHQ non implica necessariamente l’abbandono delle strutture già esistenti negli Emirati Arabi Uniti.
Piuttosto, una tendenza sempre più diffusa tra i gruppi multinazionali consiste nell’adottare un modello organizzativo integrato (“Dual Hub”), che combina:
- Dubai come centro finanziario, societario e di investimento, grazie alla maturità dell’ecosistema imprenditoriale, alla stabilità normativa e alla presenza delle principali free zone;
- Riyadh come centro regionale per le attività di governance, direzione strategica e relazioni istituzionali, in linea con i requisiti del programma RHQ e con la crescente centralità del mercato saudita.
In questo modello, le imprese mantengono negli Emirati le funzioni finanziarie e operative già consolidate e concentrano in Arabia Saudita le attività di indirizzo strategico previste dal regime RHQ.
Tale approccio consente di preservare i vantaggi competitivi offerti dagli Emirati Arabi Uniti e, al contempo, di cogliere le opportunità derivanti dalla crescente apertura del mercato saudita.
Impatto del regime RHQ sulle strutture UAE
L’apertura di un RHQ in Arabia Saudita non comporta la perdita automatica dei benefici fiscali delle free zone emiratine.
Tuttavia, le imprese devono valutare attentamente l’interazione tra il regime RHQ e la Corporate Tax federale degli UAE, verificando il mantenimento dei requisiti per la qualifica di Qualifying Free Zone Person (di seguito QFZP), ai sensi del Federal Decree-Law No. 47 del 2022 e della Ministerial Decision No. 139 del 2023, e la corretta allocazione delle funzioni tra le due giurisdizioni.
In particolare, il trasferimento in Arabia Saudita delle principali funzioni decisionali, manageriali o di supervisione potrebbe richiedere una rivalutazione della sostanza economica e del ruolo effettivamente svolto dall’entità UAE, con possibili implicazioni ai fini della qualifica di QFZP e dell’applicazione del regime di Corporate Tax emiratino.
Per questo motivo, l’implementazione di un modello Dual Hub richiede un’attenta analisi funzionale delle attività svolte nelle due giurisdizioni, al fine di garantire coerenza tra struttura operativa, governance e trattamento fiscale.
Residenza fiscale, stabile organizzazione e transfer pricing
L’interazione tra Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti e le giurisdizioni di residenza delle multinazionali richiede una valutazione integrata dei profili fiscali.
Le Guidelines emanate dalla ZATCA prevedono che il regime agevolato RHQ si applichi esclusivamente alle attività qualificate individuate dalla normativa.
Eventuali attività non rientranti nell’ambito delle attività eleggibili possono essere soggette al regime fiscale ordinario saudita e richiedono un’attenta valutazione sotto il profilo tributario e regolamentare.
L’implementazione di una struttura RHQ richiede inoltre un’analisi integrata degli aspetti fiscali, societari e operativi, con particolare attenzione ai seguenti profili:
- il rischio di stabile organizzazione, con particolare riferimento alle attività svolte da personale o management localizzato in giurisdizioni diverse rispetto all’entità che formalmente assume i relativi rischi e responsabilità, secondo i principi elaborati dall’articolo 5 della Convenzione Modello OCSE.
- La corretta allocazione delle funzioni decisionali. Le funzioni strategiche dovrebbero essere coerenti con la localizzazione del management e dei processi decisionali.
- L’applicazione delle Convenzioni contro le doppie imposizioni, incluse le Convenzioni stipulate dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti con i Paesi di residenza delle società del gruppo.
- La documentazione transfer pricing (Master File, Local File, Country-by-Country Reporting), nonché eventuali obblighi documentali previsti nelle altre giurisdizioni del gruppo.
- La separazione contabile tra attività eleggibili e non eleggibili, la tenuta di adeguati sistemi di segregazione contabile e documentale tra attività qualificate e attività soggette al regime ordinario.
In linea con le tendenze internazionali in materia di fiscalità internazionale e con i principi promossi dall’OCSE, il requisito della sostanza economica riveste un ruolo centrale nel programma RHQ.
Le autorità saudite richiedono infatti che le funzioni strategiche e manageriali dichiarate siano effettivamente svolte nel Regno e supportate da personale qualificato, strutture adeguate e processi decisionali reali.
Permangono tuttavia alcune aree applicative che richiederanno ulteriori chiarimenti interpretativi, in particolare con riferimento al coordinamento tra il regime RHQ, le convenzioni contro le doppie imposizioni, le normative domestiche delle altre giurisdizioni coinvolte e l’evoluzione delle regole internazionali in materia di minimum taxation.
Le opportunità per le imprese italiane
Per molte imprese italiane già presenti nel Golfo, il regime RHQ può rappresentare uno strumento strategico per:
- rafforzare il posizionamento rispetto alle opportunità generate dai programmi di investimento e dai megaprogetti della Vision 2030;
- sviluppare modelli organizzativi integrati tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita, mantenendo efficienza operativa e conformità normativa;
- consolidare la propria presenza istituzionale e il dialogo con gli stakeholder pubblici e privati del mercato saudita;
- valutare l’impatto delle regole internazionali in materia di Global Minimum Tax (Pillar Two) e dei regimi delle società estere controllate (con acronimo inglese CFC) applicabili nelle diverse giurisdizioni;
- analizzare l’allocazione e la gestione degli asset immateriali nell’ambito di una più ampia strategia di governance, sostanza economica e transfer pricing, secondo i principi DEMPE elaborati dall’OCSE;
- presidiare direttamente il più grande mercato del GCC attraverso una presenza manageriale e decisionale nel Regno.
La scelta di istituire un RHQ non dovrebbe tuttavia essere guidata esclusivamente da considerazioni fiscali, ma inserita in una più ampia strategia di sviluppo regionale che tenga conto degli obiettivi commerciali, operativi e di governance del gruppo.
Linee guida operative per le imprese
Le imprese che valutano l’adozione di un modello Dual Hub tra Emirati Arabi Uniti e Arabia Saudita dovrebbero prestare particolare attenzione ai seguenti aspetti:
- identificare e documentare le attività qualificabili ai fini del regime RHQ e quelle che rimangono soggette al regime fiscale ordinario;
- verificare che le attività svolte dal RHQ siano coerenti con quelle autorizzate dalla normativa e con i requisiti previsti dal programma;
- assicurare coerenza tra la localizzazione delle funzioni decisionali, la governance del gruppo e lo svolgimento delle riunioni degli organi amministrativi;
- adottare politiche di transfer pricing coerenti con le funzioni svolte, i rischi assunti e gli asset utilizzati dalle diverse entità del gruppo;
- garantire un’adeguata segregazione contabile e documentale tra attività agevolate e attività soggette al regime ordinario;
- monitorare la mobilità internazionale del personale e le relative implicazioni fiscali, previdenziali e migratorie;
- formalizzare accordi intercompany coerenti con le funzioni effettivamente svolte, i rischi assunti e i processi decisionali implementati nelle diverse giurisdizioni;
- predisporre adeguata documentazione a supporto della sostanza economica e delle attività svolte dal RHQ.
L’efficacia di una struttura Dual Hub dipende non soltanto dalla corretta implementazione dei requisiti normativi, ma anche dalla capacità dell’impresa di garantire coerenza tra governance, attività operative e allocazione delle funzioni nelle diverse giurisdizioni coinvolte.
RHQ e il nuovo equilibrio economico del Golfo
Il programma RHQ si inserisce in una più ampia trasformazione degli equilibri economici regionali.
La crescente apertura dell’economia saudita, l’espansione degli investimenti pubblici e il rafforzamento del ruolo istituzionale di Riyadh stanno progressivamente modificando la distribuzione delle funzioni economiche nel Golfo, favorendo un modello regionale caratterizzato da una crescente complementarità tra Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti.
Conclusioni: una nuova geografia del potere nel Golfo
A distanza di pochi anni dalla sua introduzione, il programma RHQ si è affermato come uno degli strumenti più significativi della Vision 2030 per attrarre funzioni decisionali, investimenti e competenze manageriali nel Regno.
L’Arabia Saudita non rappresenta più soltanto un mercato di destinazione per beni e servizi, ma si sta affermando come uno dei principali poli regionali per investimenti, sviluppo industriale e funzioni decisionali, assumendo un ruolo sempre più rilevante negli equilibri economici del GCC.
Per le imprese europee tra cui quelle italiane, la sfida non è scegliere tra Emirati e Arabia Saudita, ma costruire un modello integrato, fiscalmente efficiente, conforme ai requisiti normativi e sostenibile nel lungo periodo che permetta di cogliere le opportunità offerte da entrambe le giurisdizioni.
Resta da verificare in quale misura il programma RHQ riuscirà a consolidare nel lungo periodo la ricollocazione delle principali funzioni manageriali regionali.
I primi risultati evidenziano comunque un cambiamento significativo nelle strategie organizzative delle multinazionali operanti nel Golfo e confermano la crescente centralità di Riyadh nell’evoluzione dell’economia regionale.
Più che segnare il declino di Dubai, il programma RHQ sembra inaugurare una nuova fase dell’integrazione economica del Golfo, nella quale la competitività della regione sarà sempre più fondata sulla complementarietà tra differenti hub specializzati piuttosto che sulla concentrazione delle funzioni in un unico centro economico.
In tale contesto, la capacità delle imprese multinazionali di progettare strutture regionali coerenti con i requisiti di governance, sostanza economica e fiscalità internazionale rappresenterà uno dei principali fattori competitivi per operare con successo nell’area MENA nei prossimi anni.
Fonti normative, regolamentari e documentali
La seguente gerarchia delle fonti riflette la struttura normativa e interpretativa rilevante per il programma RHQ e per la fiscalità internazionale applicabile alle multinazionali operanti nel Golfo.
- Normativa e documentazione ufficiale del Regno dell’Arabia Saudita
- Ministry of Investment (MISA), Regional Headquarters Program – Licensing Requirements, Eligibility Criteria and Implementing Guidance.
- Zakat, Tax and Customs Authority (ZATCA), Regional Headquarters Tax Rules, pubblicate il 16 febbraio 2024, e successive integrazioni o chiarimenti eventualmente emanati.
- Zakat, Tax and Customs Authority (ZATCA), Guidelines on Regional Headquarters in the Kingdom of Saudi Arabia, pubblicate il 15 aprile 2024, e successive linee guida interpretative.
- Income Tax Law del Regno dell’Arabia Saudita e relativo Implementing Regulation.
- Transfer Pricing Bylaws emanati da ZATCA e successive linee guida interpretative.
- Economic Substance Requirements previsti dalle RHQ Tax Rules e dalle relative Guidelines.
- Government Tenders and Procurement Law (GTPL) del Regno dell’Arabia Saudita e disposizioni attuative relative alla partecipazione delle società multinazionali agli appalti pubblici.
- Royal Decrees, Council of Ministers Resolutions e altri provvedimenti governativi relativi al Regional Headquarters Program.
- Convenzione Modello OCSE
- Convenzione Modello OCSE contro le doppie imposizioni (OECD Model Tax Convention on Income and on Capital).
- OECD Transfer Pricing Guidelines for Multinational Enterprises and Tax Administrations.
- OECD/G20 Inclusive Framework on BEPS – Pillar Two Model Rules (Global Anti-Base Erosion Rules – GloBE).
- Convenzioni contro le doppie imposizioni concluse dall’Arabia Saudita e dagli Emirati Arabi Uniti con gli Stati di residenza delle società del gruppo interessate.
- Materiale di approfondimento professionale
- Deloitte Middle East
- PwC Middle East
- EY Middle East
- KPMG Saudi Arabia
Documentazione e comunicazioni ufficiali pubblicate da MISA, ZATCA e dagli organismi governativi sauditi nell’ambito della Saudi Vision 2030.
Aggiornamento normativo: il presente contributo riflette la normativa, la prassi amministrativa e la documentazione ufficiale disponibili alla data di giugno 2026.
Il presente contributo ha finalità esclusivamente informative e divulgative e non costituisce consulenza legale, fiscale, contabile o regolamentare.
Le considerazioni svolte sono basate sulla normativa e sulla prassi disponibili alla data di pubblicazione e non sostituiscono una valutazione professionale specifica.
L’applicazione delle disposizioni richiamate richiede un’analisi caso per caso, alla luce delle caratteristiche del gruppo interessato e delle convenzioni internazionali applicabili.
Occorre inoltre considerare eventuali modifiche normative o interpretative intervenute successivamente.
Dott.ssa Graziella Marinò
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