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Joint Ventures tra operatori italiani ed emiratini nel settore delle energie rinnovabili: sfide e opportunità del project financing

Avv. Simon de Zordo – loyce legal

Nell’ambito della collaborazione tra operatori italiani ed emiratini il project financing può rappresentare uno strumento utile per lo sviluppo di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili. Un’adeguata strutturazione legale è importante per garantire equilibrio contrattuale, compliance normativa e un’adeguata allocazione dei rischi. La corretta gestione dei rischi risulta altresì determinante per la bancabilità dell’intera operazione.

Introduzione: JV e project financing

Da oltre un decennio il settore della produzione di energia da fonti rinnovabili registra un notevole sviluppo a livello globale. La collaborazione tra operatori italiani ed emiratini attraverso lo strumento della Joint Venture (JV) rappresenta un’opportunità per coniugare know-how tecnologico, capacità finanziaria e conoscenza del rispettivo mercato locale.

Il project financing emerge come la tecnica di finanziamento privilegiata per tali iniziative in virtù della loro elevata intensità di capitale. Lo sviluppo di queste operazioni dipende però anche da un’accurata strutturazione legale idonea a gestire e allocare i molteplici rischi che caratterizzano il settore in questione.

La bancabilità del progetto, ossia la sua idoneità a ottenere finanziamenti a condizioni sostenibili, dipende invero dalla solidità dell’architettura contrattuale e dalla capacità del progetto di dimostrare, tramite il Piano economico finanziario (business plan), una solida capacità di generazione di flussi di cassa.

JV quale strumento di collaborazione

La costituzione di una Joint Venture è una modalità per combinare le risorse e le competenze di operatori italiani ed emiratini. Tipicamente tali collaborazioni si concretizzano nella creazione di una società di progetto (Special Purpose Vehicle – SPV), un’entità giuridica autonoma dedicata esclusivamente alla realizzazione e gestione dell’impianto. In alternativa è ricorrente l’acquisizione di partecipazioni in società esistenti già titolari di progetti (autorizzazioni, titoli, contratti) e/o asset operativi. Obiettivo primario è l’effetto di ring fence, ossia la separazione giuridica ed economica tra le attività del progetto e quelle restanti dei promotori. Tale isolamento patrimoniale è fondamentale nel project financing poiché consente di allocare i rischi in modo mirato e protegge gli sponsor.

Nel project financing i finanziamenti vengono di regola rimborsati con i flussi di cassa generati dall’impianto stesso e sono solitamente concessi su base non-recourse (per i quali non sono previste garanzie di rivalsa sul patrimonio del gruppo distinto da quello della società progetto) o limited-recourse (per i quali sono previste garanzie di rivalsa sul patrimonio del gruppo).

Emergono alcune criticità ricorrenti, fra le quali differenze culturali nella governance e nella gestione delle decisioni, divergenze nella propensione al rischio e nell’orizzonte temporale dell’investimento, complessità nella negoziazione delle clausole di exit, nonché relative al coordinamento tra finanziatori internazionali e sponsor di diversa provenienza anche culturale.

Accordi collegati alla JV

La governance della JV e i rapporti tra i partner devono essere disciplinati da patti (parasociali) chiari e dettagliati. Occorre disciplinare nel dettaglio, tra l’altro, diritti di voto e materie richiedenti maggioranze qualificate, meccanismi di risoluzione di stalli decisionali, clausole di exit (drag/tag along, put, call), obblighi di finanziamento dei soci (equity commitment) e criteri di distribuzione degli utili. In operazioni cross-border è cruciale altresì la scelta della legge applicabile e del foro, ovvero la previsione di arbitrati, spesso orientata verso giurisdizioni neutre o arbitrati internazionali.

È prassi includere clausole accessorie, come patti di non concorrenza e di non sollecitazione, funzionali a consentire alla JV di sfruttare il know-how e l’avviamento conferiti dai promotori.

La prassi contrattuale del project finance è influenzata da standard anglosassoni ed include a titolo esemplificativo i seguenti accordi.

  • Contratti di finanziamento.
  • Security Package, ossia un pacchetto di garanzie che comprende pegni sulle quote della SPV, cessione dei crediti derivanti dai contratti di vendita dell’energia (quali i Power Purchase Agreement) e vincoli sui conti correnti della SPV.
  • Accordi diretti tra i finanziatori e i partner chiave del progetto (quali Operations & Maintenance provider, off-taker), anche per regolare il loro subentro in caso di inadempimento della SPV.

Il documento cardine dell’operazione è il Piano Economico Finanziario (PEF) che proietta costi e ricavi per l’intera durata del progetto, dimostrando la sua capacità di generare flussi di cassa sufficienti a coprire i costi operativi, estinguere il debito e remunerare il capitale di rischio.

Allocazione dei rischi

Un’adeguata allocazione dei rischi è il fulcro della strutturazione del project financing, con conseguente necessità di una preventiva e rigorosa analisi dei rischi, fra i quali quelli normativi e regolatori (incentivi, autorizzazioni, contenziosi, novità normative), i rischi politici (golden power, sanzioni internazionali), i rischi finanziari (aumento di imposte, variabile costo del capitale), i rischi di sviluppo e costruzione, i rischi fiscali ed operativi, oltre che i criteri ambientali, sociali e di governance (ESG). La conformità a questi ultimi standard costituisce un importante fattore per attrarre finanziamenti internazionali, ma anche per soddisfare le aspettative reputazionali degli investitori del Golfo.

Il coinvolgimento di operatori emiratini richiede attenzione particolare in relazione alla compliance, sia in Italia sia negli Emirati. Nel contesto italiano costituiscono elementi centrali per la bancabilità, ad esempio, la stabilità dei titoli autorizzativi, la connessione alla rete, l’eventuale accesso a incentivi e la disciplina regolatoria. Nel contesto emiratino occorre verificare a titolo esemplificativo la disciplina societaria locale, requisiti di licenze e le specificità delle free zones. Inoltre, la crescente attenzione internazionale alla normativa antiriciclaggio, alle sanzioni e agli standard ESG impone controlli incrociati e strutture societarie trasparenti. Ne deriva la necessità di una preventiva due diligence rafforzata.

La due diligence viene di regola sviluppata quantomeno sotto i seguenti profili: regolatori (titoli autorizzativi, connessione alla rete, concessioni), contrattuali (O&M, PPA, scouting), ambientali e urbanistici, nonché societari e fiscali.

Conclusioni

La collaborazione tra operatori italiani ed emiratini nel settore delle energie rinnovabili, strutturata tramite Joint Venture e finanziata con il project financing, offre un potenziale significativo per lo sviluppo di impianti e infrastrutture energetiche. Le sfide sono legate in particolare all’instabilità del quadro normativo, alla complessità dei processi autorizzativi e alla necessità di una strutturata gestione dei rischi. Un approccio serio a simili operazioni presuppone una strutturazione legale e contrattuale sofisticata, idonea a creare un equilibrio tra le parti, garantire la conformità normativa e allocare i rischi in modo efficiente. Solo attraverso un’attenta pianificazione, una rigorosa analisi dei rischi e un sufficiente grado di trasparenza informativa sarà possibile realizzare progetti bancabili e sostenibili a lungo termine.

Una delle principali sfide e al contempo opportunità consiste nel coniugare attraverso JV la tradizione industriale e la capacità di gestione della complessità normativa europea con la potenza finanziaria e la proiezione strategica globale degli Emirati Arabi Uniti.


AVV. SIMON DE ZORDO – LOYCE LEGAL

 

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