DUBAI – Mainland o Free Zone? La nuova geografia del potere societario negli Emirati Arabi Uniti.
ARTICOLO DELLA DOTT.SSA GRAZIELLA MARINO’
La Dott.ssa Graziella Marinò è International Senior Legal & Business Counsel con oltre tredici anni di esperienza nell’assistenza a imprese, imprenditori e singoli individui nei processi di espansione internazionale. Offre consulenza legale e strategica per operazioni cross-border, negoziazioni di accordi commerciali e sviluppo di partnership internazionali. È specializzata in internazionalizzazione d’impresa, compliance commerciale e strategie di ingresso nei mercati UE ed Extra UE. Ha acquisito esperienza lavorativa in Italia, Spagna, Regno Unito ed Emirati Arabi Uniti, collaborando con studi legali e organizzazioni internazionali. Supporta inoltre startup e imprenditori emergenti attraverso programmi di mentorship incentrati sullo sviluppo di iniziative ad alto impatto economico e sociale.
DUBAI – Nel panorama economico del 2026, gli Emirati Arabi Uniti non sono più soltanto una piattaforma logistica tra Europa e Asia. Sono diventati un laboratorio normativo dove la struttura societaria è parte integrante della strategia competitiva.
Non si tratta più semplicemente di “aprire una società”, ma di scegliere l’ecosistema giuridico in cui essa vivrà: Mainland o Free Zone. In un contesto in cui attrarre capitali esteri è priorità nazionale, il legislatore emiratino ha trasformato la corporate governance in uno strumento di politica economica.
Secondo il Ministero dell’Economia degli Emirati Arabi Uniti, il numero di nuove licenze commerciali continua a crescere negli Emirati, con una forte presenza di investitori europei, tra cui imprenditori italiani interessati a logistica, consulenza, tecnologia e luxury.
In particolare, secondo il Abu Dhabi Department of Economic Development e la Federal Competitiveness and Statistics Centre, il 2024 ha confermato la forte crescita del sistema imprenditoriale emiratino. Ad Abu Dhabi le nuove licenze economiche sono aumentate del 16% su base annua.
A livello federale sono state rilasciate oltre 200.000 nuove licenze tra Mainland e Free Zone.
Il risultato è trainato dalle riforme che consentono il 100% di proprietà straniera in molti settori.
Tecnologia, logistica e servizi avanzati restano i comparti più attrattivi per investitori europei e italiani.
Mainland: accesso diretto al mercato interno
Operare in Mainland significa costituire una società regolata dal Department of Economy & Tourism dell’emirato di riferimento (ad esempio Dubai o Abu Dhabi) e soggetta alla normativa federale.
Con la riforma del 2021, è stato eliminato – per la maggior parte dei settori – l’obbligo del socio locale al 51%. Oggi l’imprenditore straniero può detenere il 100% delle quote in numerose attività, segnando una svolta epocale rispetto al passato.
Vantaggi principali:
- Accesso diretto al mercato interno degli Emirati
- Possibilità di lavorare con enti governativi
- Nessuna limitazione territoriale operativa
Criticità:
- Maggiore complessità autorizzativa
- Requisiti più stringenti in termini di compliance e audit
Il Mainland è oggi la scelta privilegiata per imprese che intendono sviluppare un business strutturato, con presenza fisica e operatività diretta nel territorio emiratino.
Free Zones: ecosistemi normativi specializzati
Le Free Zones rappresentano la vera innovazione del modello economico emiratino. Non sono semplici zone franche, ma cluster settoriali con regolamentazione autonoma.
Tra le più attrattive:
- Dubai Multi Commodities Centre (DMCC) – hub globale per commodities e trading
- Dubai International Financial Centre (DIFC) – centro finanziario con sistema giuridico di common law
- Abu Dhabi Global Market (ADGM) – piattaforma finanziaria e fintech
Perché le Free Zones attraggono investitori internazionali?
- 100% proprietà straniera garantita
- Regimi fiscali agevolati
- Procedure rapide di costituzione
- Infrastrutture dedicate per settore
Nel caso del DIFC e dell’ADGM, elemento distintivo è la presenza di corti indipendenti basate sul diritto anglosassone, fattore determinante per investitori europei abituati a sistemi giuridici prevedibili e strutturati.
Corporate Structuring: la scelta non è solo fiscale
Nel 2026, la decisione tra Mainland e Free Zone non è più guidata esclusivamente dal tema fiscale (anche alla luce dell’introduzione della Corporate Tax federale al 9%), ma da una valutazione più ampia:
- Dove si trovano i clienti?
- È necessario fatturare nel mercato interno?
- Sono richiesti contratti pubblici?
- Serve una holding di partecipazioni?
- È prevista una futura exit o M&A?
Molti gruppi strutturano oggi modelli ibridi: holding in Free Zone e società operativa in Mainland, ottimizzando governance e protezione patrimoniale.
Compliance e sostanza economica
Aprire una società negli Emirati nel 2026 significa anche affrontare obblighi di:
- Economic Substance Regulations (ESR)
- Anti-Money Laundering (AML)
- Ultimate Beneficial Owner (UBO) disclosure
- Corporate Tax filing
La narrativa della “giurisdizione semplice” non è più attuale. Gli Emirati restano business-friendly, ma con standard di trasparenza sempre più allineati alle best practice OCSE.
Il ruolo della certezza giuridica
La vera forza del sistema emiratino non è soltanto fiscale, ma istituzionale. In particolare, il DIFC e l’ADGM hanno creato ambienti regolatori altamente specializzati, dove dispute societarie e commerciali possono essere risolte con rapidità.
Per un imprenditore italiano che esporta know-how o tecnologia, la protezione della governance societaria è oggi elemento centrale quanto il business plan.
Consigli operativi
Prima di costituire una società negli Emirati Arabi Uniti è fondamentale:
- Analizzare il modello di business
- Valutare il mercato target
- Strutturare correttamente la governance
- Definire patti parasociali adeguati
- Verificare gli obblighi fiscali transfrontalieri
Affidarsi a professionisti esperti in diritto societario internazionale consente di evitare errori strutturali difficili da correggere successivamente.
Nel nuovo scenario del Golfo, non vince chi apre per primo, ma chi struttura meglio.
Dott.ssa Graziella Marinò
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